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l'origine dei raggi cosmici       1948 L'origine dei raggi cosmici era un problema che aveva sempre attirato
                                      -           l'attenzione di Fermi. Nel 1948 lo svedese Hannes Alfvén, che si era
                                         sempre interessato dei fenomeni elettromagnetici su scala cosmica, è a Chicago,
                                         invitato da Edward Teller, che all'epoca sta ragionando sull'idea che le particelle
                                         dei raggi cosmici possano essere accelerate nel passare vicino al sole e vuole
                                         proseguire questo discorso con Alfvén. In questa occasione Fermi viene a
                                         conoscenza della probabile esistenza di campi magnetici relativamente intensi
         S.h. .uoi/l," De G".apon        che attraversano la nostra galassia, e che devono necessariamente essere indotti
         Pr1.IIIo lfill1a't l'O
         liOWA                           e trascinati dal materiale interstellare ionizzato in movimento. In un articolo
                                         pubblicato nel 1949 (On the Origin of the Cosmic Radiation [Origine dei raggi
                                         cosmici]) Fermi utilizza appunto questo fenomeno per spiegare che il principale
         'EooelleUZIl,                   meccanismo di accelerazione consiste nell'interazione delle particelle dei raggi
                  mi o ari ve 11 T'ro!. j,è     cosmici con i campi magnetici vaganti che occupano lo spazio interstellare.
         'Rome ohe il Go"crllO ltal1fifio ot~     Tuttavia questo modello, in contraddizione con l'evidenza sperimentale,
         propo.t •• del l'l'oì. GUlItuvo Color
         1I11Jf.10.l:l!Ile delle Ricerche. ohll UL     non spiega le più alte velocità raggiunte dai protoni. L'articolo, che ha origine
         lire ".n,gtI aellel>'"P" te per la ri~.
                                         da accese discussioni con Teller, viene scritto da Fermi anche con lo scopo di
              Sono lieto ohe tale ropo~
         n. Q Il,l'~ro ohel1 Governo 1tttl1e     confutare il punto di vista che le particelle che formano i raggi cosmici siano
         ttu'lo.. lo 110 IJcgui to con colta e     principalmente di origine solare e che non possano attraversare lo spazio galattico
         t1:t1ohe oh.\! oi urrivhllO òùl'Ite
         /IIuro •• ..noor }Ji il con lu lore ecc     a causa della grande quantità di energia necessaria. Fermi riesce a individuare
         de&J.1 studio:J1 1 tw..iwd l/or oon1     sia un metodo per spiegare la generazione dei raggi cosmici, sia un meccanismo
         tli l'r~ 01"8"0 "- diap,,,to d e E
                                         di accelerazione alle altissime energie osservate sperimentalmente. Queste stesse
              Le pubbl1ouziol 1 tu1,l"~I",
         diar:1one oosmi" •• ,     ::1MmO aseu.l.     ipotesi verranno presentate da Fermi in una conferenza tenuta al Congresso
         gli "oieuzuti 'Ul:Ol'lclIll.1.. Ho ulli i     Internazionale di Como sulla fisica dei raggi cosmici nel 1949, al suo primo
         sul tatto eh e c ce ì, notevoli rle~
         coot="" eote'X'IH, tll •• to difficilI     rientro in Italia. I suoi rapporti con gli amici rimasti in Italia erano sempre stati
              Sono elCUXO, olleS6 11 Covo     molto stretti. Nel marzo del 1948 Amaldi gli chiede di intercedere presso il
         oi~ion. degli àtu/\ioel ~~zl 1'1\    presidente del consiglio Alcide De Gasperi per appoggiare una richiesta di
         spondenti.
                                         aumento degli stanziamenti per la ricerca scientifica in Italia. Dopo la partenza
              ltUa JIiOglie ed 10 rlcClrdi.joJ)
         vl01'ta Il Cl"o~o 1'=0 soc r-ec .     di Fermi, Amaldi si era accollato il duro compito della ricostruzione, mantenendo
         tUIl t'lgUn.
                                         viva in Italia la tradizione di studi e ricerche avviata al tempo della scuola romana.
              R1opllttool saluti
                                         Negli anni successivi diventerà il protagonista della riorganizzazione e della
       Lettera di Enrico Fermi a Alcide    rinascita della fisica italiana. Nell'aprile del 1948 Fermi scrive ad Amaldi:
       De Gasperi in cui sollecita da parte del     «Da parecchi mesi ho dedicato quasi tutto il mio tempo a studiare fisica teorica.
       Governo italiano lo stanziamento di
       fondi per la ricerca (27 aprile 1948)    Non me ne occupavo da tanto tempo che stavo poco alla volta dimenticando
                                         quello che avevo saputo e non imparando nulla di nuovo». Contemporaneamente
                                         lo informa dei progressi nel campo dell' elettrodinamica quantistica e dei primi
                                         ;nesoni prodotti artificialmente con gli acceleratori di Berkeley. Questo settore
                                         di ricerca si era espanso enormemente nel dopoguerra. Inizialmente il centro
                                         principale era stato Berkeley, dove nel novembre del 1946 era entrato in funzione
                                         il ciclotrone da 184 pollici e, l'anno successivo, un elettrosincrotrone che accelerava
                                         elettroni e con il quale furono prodotti i primi mesoni per fotoproduzione.
                                         Anche alla Columbia University e a Rochester erano entrate in funzione altre
                                         macchine acceleratrici, anche se meno potenti, con le quali si producevano fasci
                                         di protoni da 200 MeV. Queste macchine aprivano nuovi orizzonti alla fisica
                                         delle particelle elementari. Fermi e gli altri fisici di Chicago erano impazienti di
                                         avere a disposizione un grande acceleratore. La costruzione di un sincrociclotrone
                                         da 170 pollici comincerà nel 1949 sotto la direzione di Herbert Anderson e
                                         John Marshal1.


     174      L'opera scientifica di Enrico Fermi                                                     Luisa Bonolis
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